Nuove regole sulla par condicio: la democrazia non si calcola in minuti di visibilità, ma si esprime nella correttezza del confronto

Nuove regole sulla par condicio: la democrazia non si calcola in minuti di visibilità, ma si esprime nella correttezza del confronto

È bufera sulle nuove regole sulla par condicio nei dibattiti politici televisivi.

Il tema distoglie l’attenzione dal fatto che, in verità, dei veri confronti politici in televisione non si vedono da tempo.
In passato le campagne elettorali erano caratterizzate da comizi, manifesti, giornali e volantini elettorali, alle volte anche da accese discussioni nelle piazze. L’arrivo della televisione ha consentito una partecipazione diversa e ha portato nelle case di tutti gli italiani le tribune politiche, dapprima al pomeriggio e alla sera e poi sempre più frequentemente nel corso dell’intera giornata.
La diffusione delle tv commerciali e il coinvolgimento politico di proprietari delle stesse ha fatto nascere la necessità di garantire la parità di “visibilità” nelle competizioni elettorali in televisione.
A seguire, internet, con social media, blog e giornali gratuiti, ha falsato del tutto le regole del gioco, risultando di fatto fuori controllo. Sia rispetto ai tempi di condivisione delle informazioni, sia (e soprattutto) rispetto ai contenuti delle stesse.

Il dibattito di oggi è dunque un po’ anacronistico, limitandosi a ragionare sulla gestione delle presenze dei politici nei periodi elettorali sulle sole tv, di Stato e private. All’AGCom, il difficile compito di monitorare eventuali “eccessi” nella presenza di politici e di partiti nei vari programmi televisivi, inclusi quelli di puro intrattenimento. La regolamentazione vigente in Italia, basata sulla ‘par condicio’, prevede spazi equi per i diversi schieramenti politici nei programmi di approfondimento e informazione e impone limiti ai talk show, per quanto riguarda le ospitate di politici, ritenuti da alcuni un terreno di scontro eccessivamente polarizzato e poco informativo.

Ma il panorama mediatico è tanto vasto e frammentario da non prestarsi a facili controlli.
È complesso monitorare e regolare tutte le presenze dei politici in tv per garantire equilibrio tra visibilità e assicurare l’approfondimento delle proposte politiche; e purtroppo, la mera “esposizione mediatica”, molto spesso, prevale sulla presentazione di proposte concrete.

Meritocrazia Italia sceglie di non adottare un approccio formalistico al problema. Le campagne elettorali, fatte di vuoti slogan, mezze verità, ma soprattutto attacchi, insulti e denigrazioni nei confronti delle fazioni avversarie o di singoli candidati, meriterebbero di essere gestite in maniera diversa, nel rispetto del valore della partecipazione dei cittadini. La vera democrazia non si calcola in minuti di visibilità, ma si misura in onestà intellettuale, in promesse che si è in grado di mantenere e nella correttezza della competizione.
Il confronto delle idee, che sempre più spesso lascia spazio a litigi a contrasti urlati senza spessore di pensiero, è un passaggio ineludibile per consentire ai cittadini di acquisire consapevolezza e di scegliere secondo i propri convincimenti.
In questo Meritocrazia fa da sempre la propria parte, riunendo attorno a comuni tavoli di confronto su problemi e proposte di soluzione rappresentanti delle Istituzioni di colore politico diverso, da ultimo anche con trasmissione in diretta streaming “Direzione Europa”.

S’invoca anche una maggiore collaborazione della stampa e dei giornalisti, che combattano disinformazione, contenuti dannosi e diffusione di messaggi d’odio, ritornando alla loro originaria funzione sociale di verità, senza lasciarsi allettare dal ritorno mediatico di finti scandali e risse verbali.

Stop war.



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