
Proteste degli agricoltori: MI chiede ancora che siano affrontate le criticità del settore
Mentre i trattori bloccano le strade da Nord a Sud, la Commissione Europea istituisce il Consiglio europeo per l’agricoltura e l’alimentazione.
Due realtà che si sfiorano senza toccarsi davvero: da un lato, c’è chi scende in piazza perché non riesce più a sostenere il peso di scelte politiche poco partecipate; dall’altro, un organismo che promette dialogo, ma che rischia di rimanere un esercizio di rappresentanza se non saprà affrontare le criticità concrete del settore.
Le ragioni alla base delle proteste degli agricoltori sono molteplici: al Nord, si richiedono misure straordinarie per tutelare le aziende agricole e il blocco delle importazioni sleali; al Sud, nel Casertano, le preoccupazioni riguardano la gestione della brucellosi, i prezzi imposti dalla grande distribuzione e la tracciabilità della mozzarella di bufala e del latte utilizzato. Ed ancora a Reggio Calabria, l’urgenza è difendere non solo l’agricoltura, ma anche la pesca, schiacciata da normative che limitano l’attività senza fornire adeguati strumenti di compensazione.
In tutta Italia, il minimo comune denominatore è lo stesso: il settore primario si sente abbandonato, schiacciato tra il peso della burocrazia, un mercato poco equo e una transizione ecologica che lo penalizza senza alternative concrete.
Meritocrazia Italia chiede che le scelte politiche di settore siano maggiormente condivise con la parte produttiva della filiera del primo settore e che ci sia maggiore dialogo tra ambientalisti, consumatori e rappresentanti delle istituzioni e propone di:
– garantire equità nella filiera agroalimentare, con un nuovo patto tra produttori, trasformatori e distributori, per impedire che la grande distribuzione imponga prezzi inferiori ai costi di produzione, tutelando il reddito degli agricoltori e la qualità dei prodotti;
– adottare politiche sanitarie più razionali per il bestiame, superando la logica degli abbattimenti indiscriminati, puntando, oltre che su fondi di compensazione per gli allevatori, anche su strategie basate su ricerca e dati scientifici;
– regolamentare in maniera più stringente l’ingresso sul mercato europeo di prodotti agricoli e zootecnici che non rispettano gli stessi standard ambientali, sanitari e di benessere animale richiesti ai produttori UE;
– difendere le produzioni tipiche e il Made in Italy, rafforzando le norme sulla tracciabilità e la lavorazione delle materie prime, affinché le certificazioni DOP e IGP siano reali garanzie di autenticità e qualità, a tutela delle eccellenze italiane e della salute dei consumatori;
– semplificare la burocrazia, accelerando i pagamenti della PAC, riducendo i vincoli amministrativi e agevolando l’accesso ai fondi europei, per consentire alle imprese agricole di operare con maggiore efficienza e rapidità;
– promuovere innovazione e sostenibilità, attraverso incentivi alle aziende agricole per l’adozione di pratiche ecocompatibili, per la digitalizzazione, il risparmio idrico e le energie rinnovabili, senza comprometterne la competitività e trasformando la sostenibilità in un’opportunità di crescita.
L’agroalimentare italiano non chiede privilegi, ma regole chiare e giuste per poter competere.
I trattori in piazza sono il simbolo di un malessere profondo. Ignorarli significa mettere a rischio l’intero settore.
Stop war.